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Unidades B2

Il sessismo linguistico

B2Unidad gratuita10 actividades

Reflexiona sobre las palabras, el género y los estereotipos del lenguaje.

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Il sessismo linguistico · B2 · Bravissimo
Actividad 1 / 10Todas las actividades

1Lee y descubre

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei di Cinzia Marinelli 

È vero che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere? Dai bestseller internazionali alle ricerche scientifiche, la letteratura è piena di esempi sulle differenze tra i sessi: la percezione della realtà, la manifestazione delle emozioni, l’uso della gestualità, delle parole… e, anche, della scrittura. Sull’ultimo punto, linguisti e semiologi si sono interrogati per secoli. Negli anni ’90, un gruppo di ricercatori  dell'Università israeliana di Bar-Ilan ha messo a punto un sistema logico-matematico in grado di esaminare un testo e capire, con un’approssimazione superiore all’80%, se l'autore è un uomo o una donna. Il metodo si basa su un’analisi degli stili di scrittura e i risultati mostrano come gli uomini preferiscano l’uso di nomi comuni, denominazioni che descrivono gruppi di oggetti, numeri cardinali, aggettivi dimostrativi (questo, quello) e quantitativi (più, alcuni). Di contro, lo stile femminile risulta caratterizzato da pronomi personali, soprattutto di terza persona (lei, lui) che rendono esplicito il genere della cosa di cui si sta parlando. Sul fronte del contenuto, recenti studi hanno evidenziato come la comunicazione femminile affronti spesso tematiche di carattere personale, parlando di emozioni e stati d’animo, usando verbi che esprimono dubbio, incertezza e bisogni. Gli uomini, invece, si caratterizzano per la discussione di temi impersonali come il lavoro, il denaro e lo sport, con ampio uso di giudizi e forte incidenza di articoli e preposizioni che aumentano l’idea di concretezza. I testi scritti dalle donne, inoltre, risultano più immediati , informali e legati a un contesto. E anche più coinvolgenti grazie a soluzioni linguistiche che creano una sorta di solidarietà con il lettore: uso di verbi coniugati al presente, negazioni analitiche e contrazioni lessicali.

 

 

Sul fronte maschile, altri 6 dimostrano che, quando i testi sono scritti da uomini, lo stile è meno immediato e più formale. Ecco un esempio dalla ricerca di Koppel : la comparazione di due passaggi narrativi che aprono due romanzi. Uno scritto da una donna, Jerusalem the Golden di Margaret Drabble, e uno scritto da un uomo, Saigon di Anthony Grey. In entrambi i racconti il protagonista si trasferisce in una nuova città, rispettivamente Londra e Saigon. Jerusalem the Golden Clara non aveva mai smesso di stupirsi del suo nome. E il fatto che quel nome si fosse trasformato, negli anni, dalla sua più grande vergogna nella sua più grande qualità le sembrava una benedizione del cielo. Anche dopo anni di rel ativa sicurezza, una parte di lei era sempre pronta a rivivere le vecchi e battute sul suo nome. Ogni volta che veniva present ata a qualcuno era tutto un “Che nome delizioso! Incantevole! Così inusuale! Come sei fortunata a chiamarti così!”. Ora riusciva quasi a vedere un futuro in cui gli amici avrebbero chiamato Clara l e loro figlie citando lei, con orgoglio, come ispiratri ce di quel nome. La sua confidenza con quel nome era così cresciuta che le piaceva parlare del fatto che era stata battezzata così non in nome di una qualche avanguardia, ma in nome della moda, dopo una sua prozia metodista.

 Saigon Dal 1925, sotto la dominazione coloniale francese, l’attuale Vietnam era stato diviso in tre parti: la regione più a sud, la colonia della Cocincina, comprendeva Saigon e il delta del Mekong; l’area centrale, con capital e imperiale a Hue, era il protettorato di Annam; e la regione più a nord, Tongking con capitale Hanoi, era un protettorato indipendente. L’imperatore Annamese, Khai Dinh, da Hue regnava – in teoria – sulle due regioni più a nord con il beneficio della protezione francese, mentre la Cocincina era governat a direttamente da Parigi. In realtà, però, tutti e tre i territori erano gestiti, come colonie, dai francesi. Anche se le zone montuose e l e giungle più inaccessibili erano abitate da tribù arretrate, la maggior parte della popolazione apparteneva alla stessa razza oggi conosciuta come vietnamita.

Questi due passaggi illustrano le differenze emerse dagli studi descritti: la Drabble apre il suo libro con i pensieri della protagonista, Grey con un elenco di fatti e, dall’analisi del testo in inglese (qui riportato in traduzione), emergono i seguenti risultati: Drabble e Grey: 

                                                 Pronomi personali 17 contro 4 

                                                 Nomi generici 33  contro 46 

                                                 Numeri 0 contro 4 

                                                 Articoli determinativi 9 contro  18

E che dire del webwriting? Le differenze di genere sono state oggetto di studio anche nel campo nella scrittura digitale (e-mail, blog, forum, testi online), un contesto ritenuto tradizionalmente “asessualizzante”  Diversi studi hanno mostrato che, anche nel mondo internet, donne e uomini usano strategie diverse: gli uomini preferiscono verbi e parole dal significato esplicito e usano intervenire in maniera argomentata e critica presentando le loro affermazioni come fatti. Le donne, al contrario, fanno interventi più brevi, e – come suggerisce Lakoff 8 – hanno uno stile più gentile.

Sono stati condotti anche studi specifici sulle e-mail da cui è emerso che le donne usano spesso ausiliari modali, avverbi, domande, complimenti e scuse e tendono a condividere informazioni di carattere personale nonché a discutere problematiche sociali o di carattere domestico. Di contro, le e-mail scritte da uomini contengono più spesso gergo concreto e insulti e tendono ad affrontare temi generici e impersonali. Ecco i risultati di una ricerca11 su un campione di e-mail omogenee per contenuto (il racconto delle ultime vacanze): Riferimenti a Femmine (%) Maschi (%) 

                 Famiglia 92.0            27.1 

                  Amici 45.8                25.0 

                Emozioni 97.9            81.2 

      Domande personali 87.5    62.5 

       Sport                8.3                 29.15 

In estrema sintesi, non trovate che anni e anni di ricerche internazionali confermino il vecchio adagio secondo cui “le donne parlano delle persone e gli uomini delle cose”?

Ecco i risultati di una ricerca su un campione di e-mail omogenee per contenuto (il racconto delle ultime vacanze): Riferimenti a                          Femmine (%)          Maschi (%) 

                       Famiglia                 92.0                        27.1 

                       Amici                      45.8                        25.0 

                       Emozioni                97.9                        81.2

                      Domande personali  87.5                     62.5 

Due donne prendono la parola con dei megafoni.

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2Mira y responde

Actividad 3 / 10Todas las actividades

3Suffissi delle professioni

Suffissi delle professioni

I suffissi sono elementi che si combinano alla base delle parole per crearne di nuove. La suffissazione è una delle principali risorse per l’arricchimento del lessico.

nomi di professioni che finiscono in – iere (maschile); –iera (femminile) →

 per esempio:  cameriere – cameriera; infermiere – infermiera; parrucchiere – parrucchiera; cassiere – cassiera

• nomi di professioni che finiscono in –aio (maschile); –aia (femminile)

operaio – operaia; gelataio – gelataia; giornalaio – giornalaia; benzinaio – benzinaia; fornaio – fornaia; libraio – libraia; macellaio – macellaia

• nomi di professioni che finiscono in – ista (maschile e femminile)

In questo caso la desinenza è uguale per il maschile e per il femminile, per determinare il genere usiamo l’articolo: esempio:

elettricista – tassista – barista – farmacista – centralinista – camionista – stilista – musicista – dentista;

• nomi di professioni che finiscono in – tore (maschile), non hanno il femminile, ma alcuni in – trice (femminile)

esempio: muratore; attore – attrice; scrittore – scrittrice; presentatore – presentatrice; direttore – direttrice; autore – autrice; calciatore; lavoratore – lavoratrice; senatore – senatrice; pittore – pittrice.

dubbi sul femminile di alcune professioni.

per i nomi il cui maschile termini in –o, si può formare il femminile in –a: ministro – ministra; deputato – deputata; modello – modella; postino – postina; ballerino – ballerina; fotografo – fotografa; psicologo – psicologa;

• nel caso di nomi o professioni di particolare prestigio si può lasciare invariata la forma del maschile: il presidente Laura Verdi; il ministro Giulia Bianchi; il presidente Maria Rossi;

• a volte il suffisso –essa, usato per rendere femminili alcuni nomi di professioni, ha valore ironico o addirittura spregiativo: perciò è meglio usare: presidente invece di presidentessa, filosofa invece di filosofessa; avvocata invece di avvocatessa. Nessun problema invece per: studentessa; professoressa; dottoressa; poetessa;

Actividad 4 / 10Todas las actividades

4Lee y responde

Gli occhi di nonno Enrico sono del tutto simili a quelli di mia madre, grandi e azzurri, un po' persi e sognanti. Sono gli occhi di chi ha una tale antica consuetudine con i privilegi del suo mondo da essere arrivato a detestarli e a disprezzarli allegramente. Il naso, pure quello è uguale al naso materno: diritto, severo con una gobba appena percettibile nel centro, le due alette delle narici morbide, sensuali. Due alette sensibilissime, un poco da cane che possono sentire le persone e capire le cose dagli odori. La bocca delle labbra grandi ben disegnate: quelli invece non le ho ereditate dalla parte materna. La mia bocca ha un contorno sfumato ed è piccola, con qualcosa di indolenzito e pesto. Ora anche amaro e vizzo, pronto a sciogliersi in un sorriso remissivo e sconsolato

Una donna
Una donna lavora a maglia seduta in poltrona.

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5El crucigrama

Actividad 6 / 10Todas las actividades

6Repasa las palabras

Actividad 7 / 10Todas las actividades

7Connettivi di aggiunta

Connettivi di aggiunta

questi connettivi servono per aggiungere informazioni. Ad esempio:

  • “Mi piace il gelato, e adoro la pizza.”
  • “Ha lavorato tutta la notte, inoltre, ha finito il progetto in tempo.”
  • “Non solo è un bravo scrittore, ma anche un eccellente oratore.”

Connettivi di contrasto

Quando vuoi esprimere un’opposizione o un confronto, puoi usare connettivi di contrasto. Esempi:

  • “Volevo andare al parco, ma ha iniziato a piovere.”
  • “Il film era interessante, tuttavia la recitazione non mi ha convinto.”
  • “Pensavo fosse semplice, invece si è rivelato complicato.”

Connettivi di causa

I connettivi di causa spiegano il motivo o la ragione di qualcosa. Ad esempio:

  • “Non sono venuto al lavoro perché ero malato.”
  • “Ha scelto di trasferirsi all’estero dato che c’erano migliori opportunità.”
  • “Abbiamo cancellato la gita poiché il tempo era brutto.”

Connettivi di conseguenza

Questi connettivi indicano l’effetto o il risultato di un’azione. Esempi:

  • “Ha studiato molto, quindi ha passato l’esame con successo.”
  • “Non hai rispettato le regole, perciò sei stato penalizzato.”
  • “Il traffico era intenso, dunque siamo arrivati in ritardo.”

Actividad 8 / 10Todas las actividades

8Lee y descubre

Un letto accanto a un comodino con tazza e lampada.

Actividad 9 / 10Todas las actividades

9Lee y responde

Una dentista tiene un modello di dente e uno specchietto.
L’ingegnera
L’avvocatura
Un operaio con casco, attrezzi e cassetta.

Actividad 10 / 10Todas las actividades

10Lee y responde

Gender gap in Italia 2025: un divario che rallenta, ma non cambia la traiettoria di Arianna De Felice

Il report mostra come alcune dimensioni del gender gap registrino miglioramenti marginali, insufficienti però a produrre un avanzamento significativo. A confermarlo sono anche i dati internazionali: l’Italia, con un punteggio di 70,4% (+0,1%), resta all’85° posto nel Global Gender Gap Index. In Europa, il Paese si colloca stabilmente tra gli ultimi, al 24° posto su 27. In soli tre anni il Belpaese ha perso 22 posizioni, segno di una stagnazione strutturale piuttosto che di una reale inversione di tendenza.

La dimensione peggiore è quella della partecipazione economica e delle opportunità, che vede l’Italia al 38° posto in UE (superando solo Macedonia del Nord e Turchia) e scivolare al 117° posto su scala globale, con un peggioramento di sei posizioni rispetto all’anno precedente. I divari più significativi riguardano il reddito da lavoro, con un dato medio di 67.520 dollari per gli uomini e 38.300 dollari per le donne, e la parità salariale per lavori di pari valore, ambito in cui l’Italia registra un calo di cinque posizioni rispetto all’anno precedente. In entrambi gli indicatori, il nostro Paese è all’ultimo posto tra gli Stati membri dell’Unione Europea.

Le donne studiano di più, ma le carriere non seguono

Il paradosso italiano emerge con chiarezza dai dati sull’istruzione: le donne rappresentano il 60% dei laureati, completano gli studi con maggiore regolarità (65% di lauree in corso contro il 54% degli uomini) e ottengono risultati mediamente migliori, con un voto di laurea superiore a 105/110. 

Nonostante questo patrimonio formativo, la transizione verso il mercato del lavoro resta debole. La segregazione disciplinare continua a condizionare le traiettorie professionali con solo il 40% di donne nelle discipline STEM e il 30% nelle aree più strategiche, come informatica, ICT e ingegneria industriale. Nel settore dell’Intelligenza Artificiale solo un quarto della forza lavoro è femminile, e appena il 20% è coinvolto nello sviluppo di algoritmi. 

Per le imprese questo significa minore disponibilità di competenze avanzate e, allo stesso tempo, maggiori costi legati a inefficienze e turnover. Il report evidenzia infatti come le organizzazioni con una maggiore presenza femminile nei ruoli chiave registrino performance migliori in termini di innovazione, resilienza e risultati economici.

Cresce l’occupazione tra le donne, ma la qualità resta ancora bassa

Il tasso di occupazione femminile cresce e raggiunge il 53,4%, ma resta oltre 18 punti al di sotto di quello maschile (71,4%) e distante dalla media europea. Ancora più significativo è il dato sull’inattività: circa 7,8 milioni di donne tra i 15 e i 64 anni non partecipano al mercato del lavoro. Tra queste, 1,3 milioni dichiarano di voler lavorare, ma spesso non cercano un impiego perché non trovano condizioni compatibili con i carichi familiari. Nella fascia 30–34 anni, il 72% delle donne inattive indica infatti la cura della famiglia come ostacolo principale. Tra chi sarebbe disposta a lavorare, molte accetterebbero stipendi sotto i 1.000 euro netti al mese, segnalando un rischio crescente di lavoro povero.

Un ulteriore elemento che condiziona redditi e percorsi professionali è il ricorso al part-time, che per le donne è spesso involontario. Il tasso di part-time femminile sfiora il 35%, contro il 7% degli uomini, e oltre il 60% delle donne part-time dichiara che lavorerebbe a tempo pieno, se ne avesse la possibilità. La qualità dell’occupazione femminile rimane quindi inferiore in termini di ore lavorate, continuità e prospettive di carriera.

Diversità di genere verso un futuro più equo?

Il report sottolinea che la riduzione del divario di genere richiede un cambiamento profondo, non solo normativo ma culturale. La Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva rappresenta una tappa fondamentale verso un nuovo standard europeo di equità. Entro il 7 giugno 2026 tutti gli Stati membri dovranno recepirla, introducendo criteri oggettivi di valutazione del lavoro di pari valore, obblighi informativi e processi trasparenti sulle politiche retributive. Le aziende saranno tenute a misurare e rendere pubblici i propri divari salariali, stabilire criteri di progressione chiari e intervenire quando il gap supera la soglia del 5%.
Ma, come conclude il report, senza politiche di Total Reward più avanzate, leadership inclusive e un riequilibrio concreto dei carichi familiari, la parità non potrà realizzarsi. La trasparenza potrà fungere da acceleratore, ma il cambiamento dovrà arrivare soprattutto dalle organizzazioni e dalla loro capacità di valorizzare davvero il talento femminile.

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