La Divina Commedia
Explora el viaje de Dante por el Infierno, el Purgatorio y el Paraíso.
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1Dante y su viaje

La Divina Commedia è un poema scritto da DANTE ALIGHIERI tra il 1304 e il 1321, anni in cui era costretto a vivere lontano da Firenze la sua città, dalla quale era stato esiliato per ragioni politiche.
La Commedia è uno dei capolavori più importanti di tutta la letteratura italiana, in cui Dante - che è quindi contemporaneamente autore e protagonista della narrazione - descrive il viaggio immaginario e simbolico attraverso i tre mondi dell'aldila INFERNO, PURGATORIO E PARADISO.
POEMA E NUMERO PERFETTO
Si divide sempre in 3 CANTI:
- Inferno
33+1 canti di cui il primo con funzione di proemio - Purgatorio
33 canti - Paradiso
33 canti
L' opera è impostata sulla simbologia cristiana del numero 3 (Padre, Figlio e Spirito Santo, ovvero la Trinità) e dei suoi multipli, dell'1 (Dio unico) e del 100 (totalità di Dio).
PERSONAGGI
Il personaggio principale è lo stesso Dante, il quale nel viaggio ultraterreno è guidato da:
- Virgilio
Inferno e Purgatorio
simbolo della ragione umana - Beatrice
Paradiso
Simbolo della grazia divina - San Bernardo di Chiaravalle
Alla vista di Dio
Simbolo dell'esperienza mistica
TEMI
I temi della Divina Commedia sono:
- Redenzione dell'umanità
- Redenzione dell'anima del poeta dopo il periodo di traviamento
- Redenzione politica: l’umanità con la guida della ragione (Virgilio) e dell’impero raggiunge la felicità naturale
- Redenzione religiosa: con la guida della Teologia e della fede si arriva alla felicità ultraterrena
LA LINGUA
Dante usa per la prima volta il dialetto fiorentino quello letterario e quello della vita quotidiana, con termini popolari e gergali usandola per creare vicinanza e passa dallo stile comico a quello grottesco a quello lirico a quello drammatico.
2Los tercetos de Dante
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.
Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

Nel mezzo del cammino della nostra vita
mi ritrovai in un bosco cupo,
poiché avevo perduto la strada giusta.
Ahi com’è doloroso dire com’era
Quella selva così selvaggia, intricata e impraticabile
perché il pensiero rinnova la paura!
E’poco meno amara che la morte;
ma per narrare del bene che io vi trovai,
dirò delle cose che io vidi là dentro.
Non so dire bene come ci entrai,
ero così sopraffatto dal sonno in quel momento
che ho perso la strada giusta.
Ma quando giunsi ai piedi di un colle,
là dove terminava quella valle
che mi aveva afflitto il cuore di paura,
guardai in alto e ne vidi le spalle
illuminate di già dai raggi del sole
che indica a chiunque qualsiasi via.
Allora mi calmai un po’ dalla paura,
che era rimasta nel profondo del cuore
per tutta quella notte che passai con tanta angoscia.

La terzina dantesca, o terzina incatenata, o terza rima, è la strofa usata da Dante nella Divina Commedia.
La rima incatenata è detta così perché, tramite il secondo verso, ciascuna terzina si aggancia alla successiva evocando l'immagine degli anelli di una catena.
Lo schema metrico è il seguente: ABA BCB CDC DED… ecc.


3Dentro del Infierno

È il primo dei tre regni dell'Oltretomba cristiano visitato da Dante nel corso del viaggio, lo descrive come un'immensa voragine a forma di cono rovesciato, che si spalanca nell viscere della terra sotto la città di GERUSALEMME. Questa cavità sotterranea si è aperta quando LUCIFERO cacciato dal Cielo dopo la sua ribellione a Dio, fu scaraventato al centro della Terra dove è tuttora confitto; la terra si ritrasse per il contatto col demonio e avrebbe formato il monte del Purgatorio,
I CERCHI DELL'INFERNO
I Cerchi dal II al IX sono ripartiti in tre zone, dove sono puniti rispettivamente i peccati di eccesso (II-VI), di violenza (VII), di frode (VIII-IX). I peccati vanno dal meno grave al più grave, con criterio opposto a quello del Purgatorio.
I peccatori subiscono una pena detta del «contrappasso», ovvero che ha un rapporto simbolico di analogia o contrasto col peccato commesso: così ad esempio i LUSSURIOSI sono trascinati da una bufera infernale, come in vita lo furono dalla passione; gli INDOVINI camminano con la testa rovesciata all'indietro, per aver voluto vedere troppo avanti quand'erano vivi; i LADRI hanno le mani legate dietro la schiena da orribili serpenti, per averle usate malamente sulla Terra, e così via.

Vestibolo (Antinferno)
Ignavi, uomini che non si sono schierati dalla parte del bene né del male. Corrono dietro un'insegna senza significato, punti da vespe e mosconi (ci sono anche gli angeli «neutrali», non schieratisi con Dio né con Lucifero).
I Cerchio (Limbo)
Pagani virtuosi, bambini non battezzati. Non subiscono alcuna pena, tranne il desiderio inappagabile di veder Dio.
II Cerchio (lussuriosi)
Sono trascinati da una violenta bufera infernale. Minosse giudica i dannati ed è custode del Cerchio.
III Cerchio (golosi)
Giacciono in un fango maleodorante, colpiti da una incessante pioggia. Cerbero li rintrona coi suoi latrati e li graffia con gli artigli.
IV Cerchio (avari e prodighi)
Divisi in due opposte schiere, fanno rotolare enormi macigni in direzioni opposte, finché cozzano gli uni contro gli altri. A questo punto si rinfacciano rispettivamente la loro colpa, poi tornano indietro fino al punto opposto del Cerchio.
Il demone Pluto (Plutone) custodisce il Cerchio, ma non partecipa alla loro pena.
V Cerchio (iracondi)
Sono immersi nella palude formata dal fiume Stige, e si colpiscono continuamente con schiaffi, pugni, morsi (tranne gli «accidiosi», ovvero gli iracondi amari e difficili che covarono il risentimento e sono totalmente immersi nella palude).
VI Cerchio (eresiarchi)
Giacciono in tombe di pietra infuocate, dentro la città di Dite che è custodita da centinaia di diavoli. Tra di essi vi sono soprattutto i seguaci dell'epicureismo, che affermavano la mortalità dell'anima.
VII Cerchio (violenti)
I Girone (violenti contro il prossimo) sono immersi in un fiume di sangue bollente, e sono tenuti a bada dai Centauri armati di arco e frecce.
II Girone (suicidi ): i primi sono imprigionati dentro gli alberi della selva e tormentati dalle arpie i secondi sono inseguiti da cagne nere che li azzannano e sbranano.
III Girone (bestemmiatori, sodomiti, usurai): sono in un sabbione infuocato, sotto una pioggia di fiammelle; i bestemmiatori sono sdraiati e immobili, i sodomiti camminano, gli usurai restano seduti.

VIII Cerchio (Malebolge, peccatori di frode)
I Bolgia (ruffiani e seduttori) sono frustati dai diavoli
II Bolgia (adulatori): sono immersi nello sterco
III Bolgia (simoniaci): sono conficcati dentro delle buche a testa in giù, con le piante dei piedi accese da fiammelle
IV Bolgia (indovini): camminano con la testa rivoltata all'indietro
V Bolgia (barattieri): sono immersi nella pece bollente, sorvegliati da demoni alati armati di bastoni uncinati (Malebranche)
VI Bolgia (ipocriti): camminano con indosso una cappa di piombo dorata all'esterno
VII Bolgia (ladri): hanno le mani legate dietro la schiena da serpenti e subiscono orribili metamorfosi
VIII Bolgia (consiglieri fraudolenti): sono avvolti da una fiamma
IX Bolgia (seminatori di discordie): sono tagliati e mutilati da un diavolo armato di spada
X Bolgia (falsari): i falsari di metalli sono colpiti dalla scabbia; quelli di persone si addentano tra loro; quelli di monete sono tormentati dalla sete; quelli di parole sono colpiti da febbre altissima
IX Cerchio (Cocito, traditori)
Sono imprigionati nel ghiaccio: i tradittori dei parenti, a capo chino, quelli della patria fino a mezza faccia col capo eretto, quelli degli ospiti col capo all'indietro (così che le lacrime si ghiaccino e chiudano loro gli occhi), quelli dei benefattori sono totalmente immersi nel ghiaccio.
Al centro di Cocito si trova Lucifero, che nelle tre bocche maciulla Bruto e Cassio (traditori di CESARE) e GIUDA (traditore di Cristo).
4Lee e interpreta
I peccatori dove si trovano nella Divina Commedia?
5Reflexiona sobre el texto
Dante castiga il peccato della Lussuria nella Divina Commedia?
6El Purgatorio

IL PURGATORIO
Il Purgatorio dantesco è la seconda delle tre cantiche Inferno, Purgatorio e Paradiso che compongono la opera.
Il Purgatorio dantesco è in molti modi contrapposto all’Inferno. Prima di tutto in senso fisico: il Purgatorio di Dante è collocato agli antipodi di Gerusalemme e quindi diametralmente opposto al regno infernale e la sua forma a tronco di cono riflette la forma cava dell’Inferno. Poi, in senso morale: nell’Inferno, Dante scende verso il centro della Terra, verso i peccati peggiori fino a Lucifero; nel Purgatorio, invece, Dante sale verso il Cielo, purgando peccati via via più lievi.
Struttura del Purgatorio
Il Purgatorio dantesco è una montagna altissima a forma di tronco di cono che sorge su un’isola posta al centro dell’emisfero australe, agli antipodi di Gerusalemme. Ai suoi piedi si trova una stretta spiaggia, dove approda la navicella dei penitenti guidata dall’angelo nocchiero.
Le sette cornici
Nel Purgatorio di Dante, gli spiriti purganti passano da una cornice all’altra e si purificano delle tendenze peccaminose (i peccati sono già stati perdonati) attraverso un triplice meccanismo: la pena (anche qui, come nell’Inferno, attribuita secondo la LEGGE DEL CONTROPASSO; la preghiera; gli esempi di persone che si sono distinte nella virtù opposta alla loro colpa.

7El Paraíso

Termine del viaggio ultraterreno
Dante ha compiuto il suo viaggio fino alla vetta del Purgatorio accompagnato da una guida necessaria a comprendere il mondo stravolgente che aveva intorno, Virgilio. Dopo il Purgatorio Dante troverà nel Paradiso un sostegno morale e una guida in Beatrice e San Bernardo.
VIRGILIO aveva guidato Dante attraverso l’Inferno, cui si accede attraverso una porta che si trova a Gerusalemme. Dopo i nove cerchi infernali, concentrici e sempre più stretti che scendono verso il centro della terra sede dell’orribile figura di LUCIFERO un sentiero stretto e impervio detto “natural burella” porta Dante e VIRGILIO sulla spiaggia del Purgatorio.
- infine il Giardino dell’Eden in cima. Da questo Giardino VIRGILIO lascia Dante che ascende al Paradiso, appunto, con Beatrice attraverso una transumanazione
Inferno e Purgatorio avevano in comune la vicinanza, e uno stretto rapporto, con la Terra. Giungendo in Paradiso, nella Divina Commedia ci si discosta nettamente da tutto ciò che è terreno: le zone visitate sono composte da luce e aria e l’unico legame che si ha con la Terra è l’influenza che esercitano i cieli sul mondo sottostante.
STRUTTURA DEL PARADISO
Il Regno del Paradiso, descritto da Dante nella sua Commedia, non è più connesso alla TERRA: tutto è eterno ed etereo. Le parti che compongono il Paradiso non hanno una struttura fisica e concreta perché ogni elemento è prettamente spirituale. Dante immagina che, oltre una sfera detta “sfera del fuoco”, che divide il mondo terrestre dal Regno del Cielo, intorno alla Terra ruotino nove cieli disposti uno dentro l’altro. Questi cieli sono composti di una sostanza detta etere (qualcosa di simile all’aria) e muovendosi brillano, emettono suoni soavi, e riescono ad influenzare gli avvenimenti che hanno luogo sulla Terra e le persone che la abitano.
La disposizione delle anime nel Paradiso
La Luna con il suo influsso rende gli uomini incostanti e non permette che adempiano ai propositi prefissati. Dante troverà nel cielo della LUNA le anime di quelli che, pur non avendo mai peccato, decisero di non adempiere al proposito di prendere i voti offerti da Dio, si tratta degli spiriti difettivi e secondo questa idea procede il viaggio verso gli altri cieli e l’Empireo.
I primi sette cieli del Paradiso dantesco prendono il nome dai pianeti che si trovano al loro interno, rispettivamente abbiamo quindi il cielo della Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno.
I personaggi più importanti del Paradiso di Dante
Nel suo viaggio attraverso i cieli celesti Dante incontra una serie di personaggi che rappresentano le anime beate che risiedono nell'Empireo. Ogni personaggio rappresenta un'entità spirituale e un'opportunità per Dante di ricevere insegnamenti e comprensioni sempre più profonde riguardo alla fede, alla teologia e al significato della vita. Ecco alcuni dei più importanti che il Poeta incontra nel "Paradiso":
- Beatrice: Beatrice Portinari è la guida di Dante attraverso il Paradiso. Rappresenta la divina guida spirituale e l'amore divino. La sua presenza simbolizza la guida di Dio e la sua influenza è profondamente spirituale per Dante.
- San Pietro, San Giovanni Evangelista, San Giacomo Maggiore, Sant'Anna (madre della vergine Maria) San Benedetto, San Francesco D'assise, San Domenico, San Tommaso D'aquino, San Bonaventura:

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